sabato 10 novembre 2012

Casa Reutter










































Luogo: Cantagua, Cile

Architetto: Mathias Klotz

Anno di realizzazione: 1999

la casa si compone di due volumi orizzontali sfalsati, che fluttuano, attraversati da un terzo corpo in pietra verticale utilizzato come appoggio.
In questo modo, la casa risulta rialzata dal suolo, risulta rialzata tra i pini e permette così una vista privilaggiata sul Pacifico.
Il bosco la protegge dalla luce del suolo e consente maggiore intimità alle zone vetrate dell'abitazione e alle terrazze.
I due corpi sono di dimensioni e materiali diversi: il più grande è di legno e l'altro è rivestito in rame corrugato. Casa Reutter è come fosse "la casa dentro la casa", quella in legno, quella in legno di maggiori dimensioni, contiene parte del corpo metallico.
Insieme producono un effetto di orizzontalità, accentuato da un ponte che conduce all'interno del tetto, da dove si scende alla terrazza su cui si affaccia il soggiorno.
L'unica stanza al piano superiore è uno studio che si trova nel corpo in calcestruzzo che sporge al di sopra della terrazzza.
Queste due scatole si combinano perfettamente; una, più chiusa e compatta, ospita la zona privata dell'abitazione e l'altra, trasparente e luminosa, contiene gli spazi di socializzazione famigliare e si apre verso il bosco.
In questa casa di mare è molto importante ottenere un equilibrio e una compenetrazione con la natura circostante.
Sono state sfruttate al massimo le caratteristiche del terreno, in pendenza, il panorama e gli alberi.
i materiali impegnati per i rivestimenti esterni sono stati appositamente scelti, per ottenere l'armonia dell'insieme.

giovedì 8 novembre 2012

Casa Kike


























Luogo: Cahuita, Limón, Costa Rica

Architetto:Gianni Botsford

Anno di costruzione: 2006

Casa Kike, edificio sostenibile realizzato a Cahuita in Costa Rica dallo studio Gianni Botsford architetti, è il progetto di un’abitazione privata che si pone il problema del rapporto con il luogo, della relazione con la preesistenza, dell’utilizzo di materiali locali, dell’analisi delle condizioni ambientali e climatiche e della ricerca di un linguaggio architettonico contemporaneo;
un progetto completo, in sostanza, in cui principi insediativi, aspetti tipologici e scelte costruttive interagiscono a costituire un unicum nel processo ideativo.

E il risultato è un edificio davvero interessante in cui, a un struttura esistente tipica della tradizione costruttiva caraibica, in cui si è scelto di collocare la zona giorno, vengono affiancati due padiglioni in legno di alloro (pianta molto diffusa a livello locale) con copertura in lamiera d’acciaio ondulata, che poggiano su una base d’appoggio a palafitta, in legno anch’essa.
Nel più grande si trova la zona giorno, con una biblioteca che ospita ben 17.000 volumi e lo studio, e nel più piccolo sono organizzate le stanze da letto e i servizi igienici.
La particolarità del progetto sta proprio nella capacità del progettista di leggere il contesto in cui realizzare il suo progetto: 
punto di partenza era la richiesta di non abbattere alcun albero e per questo motivo è stato necessario studiare attentamente l’area per cogliere quale fosse il punto più indicato dove edificare dovendo anche mantenere una relazione diretta con la struttura esistente. 
Questo è probabilmente il motivo per cui il progetto è stato articolato in due volumi connessi da una passerella. 
La scelta di rialzare l’edificio di 1,20 mt protegge l’abitazione da possibili inondazioni che, nel periodo delle piogge, sono frequenti in questa zona e, contemporaneamente, garantisce un maggior raffrescamento agli ambienti grazie al continuo movimento d’aria intorno ad ogni blocco. 
Le aperture, con i loro sistemi di chiusura e schermatura, si rivolgono al mare, sia per godere della vista panoramica sia per sfruttare la brezza marina. 
Anche la forma dei padiglioni trova una spiegazione nella lettura del contesto: è stata scelta una forma a parallelogramma modulata grazie allo studio dei movimenti solari per evitare ombreggiamenti dei volumi tra di loro e garantire una ventilazione continua negli ambienti di vita anche nel padiglione più piccolo che altrimenti avrebbe rischiato di collocarsi nell’ “ombra del vento”.

Tutti questi aspetti danno vita ad un’architettura che si inserisce nella tradizione costruttiva caraibica riletta in chiave contemporanea, nella ricerca di un costante equilibrio con il paesaggio naturale circostante che, in questo caso specifico, chiama fortemente ad un confronto sia dal punto di vista del linguaggio che si intende utilizzare, sia dal punto di vista ambientale, nel rispetto e nella sinergia con il clima locale e i materiali utilizzati.

martedì 6 novembre 2012

F Looptecture



























Luogo: a Minamiawaji, nella baia di Osaka, Giappone

Architetto: Shuhei Endo

Anno di realizzazione: 2010

L'edificio che affronta il Tsunami, simbolo della forza di reagire dei Giapponesi.

E’ stato pensato e costruito per ospitare un centro di monitoraggio degli tsunami che si possono verificare in caso di violento terremoto. I due piani si articolano all’interno di strutture circolari che si modellano fra loro incastrandosi e sovrapponendosi a formare delle linee sinuose in grado di sopportare l’urto di un’onda anomala. Per questo motivo alla quota della strada trova collocazione esclusivamente l’ingresso e i sistemi di connessione verticale che portano al piano dove sono organizzati gli spazi di studio, la zona controllo e una sala espositiva e informativa per i visitatori; lo svuotamento del piano terra permette, in caso di inondazione, il fluire dell’acqua al di sotto del piano principale. Il tetto verde, comunque protetto rispetto all’esterno, restituisce simbolicamente l’idea dell’uomo che può nuovamente uscire all’aperto all’indomani di una catastrofe naturale ad osservare dall’alto le acqua che ritornano nella loro sede.
E anche gli oblò, le aperture tonde che costellano le superfici in acciaio cor-ten, che permettono di mantenere una costante visuale sulla baia, danno l’idea di una struttura protetta, quasi un bunker che per proteggersi dalla natura evita di opporvisi ma in qualche modo la accoglie al suo interno, che si difende dalla natura con forme che alla natura sono molto vicine.



lunedì 5 novembre 2012

House in Seya









Luogo: Kanagawa

Architetto: Suppose Design Studio

Anno di relaizzazione: 2011

La casa del fiorista che ricrea l’armonia con fiori e piante.

Negli ultimi decenni, di fronte a sempre più evidenti rischi ambientali e a una crescita tecnologica smisurata che ha portato a rivisitare completamente il rapporto tra uomo e natura, la filosofia sostenibile e l'architettura ambientale hanno tentato di proporre sempre nuove soluzioni per un utilizzo delle risorse meno invasivo rispetto all'ambiente, senza tuttavia riuscire a garantire all'uomo che vive nelle città la possibilità di condurre una vita che si distacchi dall'artificialità contemporanea.
Il progetto House in Seya, dello studio giapponese Suppose Design Office, punta ad un netto ritorno all'originale rapporto con la natura, tramite un'architettura che guarda alla sostenibilità senza fermarsi al mero studio di un sistema costruttivo “ecologico”, ma che mira ad attuare i suoi fondamenti direttamente sui modi dell'abitare.  

Il progetto.
Situata in un piccolo lotto di terreno all'interno di un'area prettamente residenziale, questa abitazione è stata costruita per un fiorista desideroso di poter ricreare nella propria casa una struttura in armonia con fiori e piante.
La strategia progettuale si è concentrata sulla creazione di uno spazio sperimentale, in grado di porsi come una via di mezzo tra il concetto classico di residenza e quello di giardino, il cui risultato non fosse mai definitivo ma in grado di “crescere” e mutare continuamente come succede in natura.
Secondo queste premesse lo studio Suppose ha proceduto con un disegno capace di rompere la netta distinzione tra interno ed esterno, fondendone i concetti attraverso la penetrazione del giardino all'interno dell'architettura, evidenziato nei pressi dell'ingresso con pietre e ghiaia che accompagnano sino al primo livello abitativo.
Ad argomentare tale “fusione”, gli stessi architetti spiegano:
“E' nella norma costruire pareti che circondano lo spazio abitativo ma per la House in Seya abbiamo deciso di includere anche lo spazio esterno. Questo è risultato dalla creazione di uno spazio che non è nè un giardino nè una stanza”.

Gli interni
Una struttura a portali e pannelli in legno avvolge il volume dell'edificio ed è pensata come un elemento di base che si modificherà lentamente nel tempo tramite l'aggiunta di mensole e vasi per permettere alle piante di distribuirsi lungo il periodo interno dell'abitazione, secondo una “crescita” e una metamorfosi naturale del costruito.
I due livelli fuori terra si affacciano su uno atrio d'ingresso a doppia altezza, grazie al quale il piano superiore assume la funzione di terrazza affacciandosi su uno spazio naturale illuminato da ampie aperture posizionate in copertura.
La creazione di grandi vani aperti grazie alla quasi totale assenza di pareti interne ha permesso di ottenere ambienti ariosi e luminosi, in grado di emulare le caratteristiche degli spazi aperti ed evitare l'opprimenza delle sempre più rigide e ridotte partizioni attuate nelle costruzioni contemporanee.


domenica 4 novembre 2012

The silo home





























Dai vecchi silos alle abitazioni sostenibili: proposte di recupero low cost.

I giovani progettisti di PinkCloud che hanno studiato un piano piuttosto dettagliato per il recupero ed il riutilizzo sostenibile di questi "contenitori", trasformandone radicalmente sia la destinazione che il significato simbolico: da contenitori di petrolio, con tutte le conseguenze negative per l'ambiente, a "contenitori di vita", abitazioni plurifamiliari accessibili, energeticamente autosufficienti ed a loro volta generatrici di energia pulita.

Nel mondo esistono circa 50 mila contenitori pressurizzati per il deposito di petrolio, distribuiti in oltre 650 raffinerie.
Se la popolazione mondiale continuasse a crescere ai ritmi attuali, potrebbe aggravarsi ulteriormente il problema del reperimento di questo tipo di materia prima e dunque occorrerebbe necessariamente puntare su sistemi di produzione energetica differenti e, perché no, maggiormente rinnovabili.
L'idea del team di progettisti nasce proprio dalla riflessione sul potenziale progressivo abbandono delle migliaia di strutture di deposito, e sulla loro possibile riconversione in chiave sostenibile.

Come rendere abitabile un ex deposito di idrocarburi?
Naturalmente un cambio di destinazione d'uso così radicale comporta una precisa riflessione in termini di fattibilità: come eliminare il rischio di residui tossici in un edificio destinato alla abitazione? Gli autori del progetto fanno riferimento ad una biotecnologia di risanamento, che prevede l'utilizzo dei cosiddetti "batteri mangiapetrolio", microrganismi che letteralmente si cibano di petrolio e sono in grado di digerire idrocarburi ed altre sostanze tossiche per l'uomo.
Successivamente alla bonifica si procederebbe, partendo dalla base strutturale esistente, al montaggio di solai e tramezzi, alla installazione degli impianti, alle finiture ed agli arredi. L'assemblaggio modulare e la prefabbricazione della maggior parte dei componenti riducono i costi globali (oltre che i tempi di realizzazione) del 33%, rispetto ad una costruzione ex novo di tipo tradizionale e comparabile, consentendo dunque anche a fasce meno abbienti della popolazione di accedere ad abitazioni moderne e totalmente "green".

Integrazione di sistemi sostenibili.
Le Silo Home sono immaginate come completamente autosufficienti dal punto di vista energetico, e come fulcro di un articolato sistema sostenibile. Non quindi degli episodi isolati di costruzioni a emissioni zero, ma edifici in grado di fornire energia da reimmettere in una rete; una vera e propria smart grid per la condivisione del surplus energetico, che consentirebbe inoltre di mantenere molto elevati i livelli di efficienza energetica, e di creare, a partire dai silos, delle vere e proprie comunità virtuose e immerse nel verde, attraverso un sistema integrato di gestione delle risorse che possa diventare un modello di riqualificazione di zone industriali dismesse. In questo modo le Silo Home diventerebbero dunque, oltre che un particolare esempio di riuso dell'esistente, anche un'interessante ipotesi di intervento di riqualificazione di intere aree in stato di degrado.

Chi avrebbe mai detto che avremmo potuto guardare con occhi diversi, e per di più sostenibili, agli enormi silos che spesso campeggiano inquietanti e silenziosi a ridosso delle città?
PinkCloud è un collettivo internazionale di giovani progettisti. Fondato a Copenhagen, il gruppo utilizza l'architettura come un catalizzatore per lo sviluppo sociale, puntando sul coinvolgimento attivo delle comunità coinvolte dai processi di trasformazione e sulla sperimentazione creativa, con una attenzione particolare però alla ricerca di concretezza e non a progetti meramente visionari.

Post tratto da:http://pinkcloud.dk/





Sinclair Medows houses







Luogo: South Shields (vicino a Newcastle), Inghilterra

Architetto: Associazione Four Housing Group

Anno di realizzazione: 2012 

Sono state appena completate a South Shields, non lontano da Newcastle in Inghilterra, 21 case ed appartamenti ad emissioni di carbonio negative, ovvero ben 15% al di sotto del limite minimo, comunemente definito “emissioni zero”. Sinclair Medows è il primo progetto inglese a superare abbondantemente il Livello 6 del non obbligatorio “Code for Sustainable Homes” (Codice per Edilizia Sostenibile).
Il progetto è stato commissionato dall’Associazione Four Housing Group che si occupa di edilizia a basso costo ed è caratterizzato da alcuni aspetti esemplari che ci si augura possano essere adottati altrove, non solo nel Regno Unito.
Fin dalla fase di progettazione, l’attenzione è stata concentrata sulla qualità edilizia, specialmente le performance di isolamento termico.
Tutti gli ambienti della zona giorno, provvisti di tripli vetri, sono esposti a Sud, mentre le facciate a Nord sono protette dagli edifici adiacenti.
Tutti questi accorgimenti limiteranno al minimo l’esigenza di ulteriore riscaldamento. Per i mesi più freddi quest’ultimo sarà fornito da una caldaia comune a biomassa che verrà usata anche per produrre acqua calda.
I materiali usati sono il più possibile sostenibili, dalla struttura portante in legno lamellare all’isolamento in canapa e l’intonaco a calce, tutti materiali interamente riutilizzabili e biodegradabili alla fine del ciclo vitale dell’edificio. Le falde dei tetti rivolte a Sud ospitano i pannelli fotovoltaici.
L’abbondante acqua piovana delle Midlands viene raccolta dai tetti e convogliata in cisterne interrate e riutilizzata per l’irrigazione dei giardini e per gli scarichi dei bagni.
Il tutto è completato da pannelli di controllo individuali, grazie ai quali gli occupanti possono monitorare ed eventualmente correggere i loro consumi e quindi risparmiare.
Come se non bastasse ogni casa è equipaggiata di un piccolo orto e un contenitore per il compostaggio per incoraggiare le coltivazioni individuali. Le case sono inoltre attrezzate con casette per gli uccelli e i pipistrelli e persino un “hotel per gli insetti”!
I residenti prenderanno parte ad uno studio della durata di due anni condotto dalla Northumbria University, per stabilire quale degli aspetti del complesso permette il maggior risparmio energetico.
I numerosi candidati occupanti, comunque in lista per l’ottenimento di un alloggio, hanno dovuto superare un colloquio per assicurare che ogni residente di Sinclair Medows fosse genuinamente interessato agli obiettivi del progetto. La tecnologia e il design impiegati per queste case è all’avanguardia, ma ciò che determinerà il vero successo del progetto sarà infatti l’impegno e lo stile di vita di chi le abiterà, soprattutto il loro spirito di comunità, al quale si è tentato di dare importanza almeno quanto al risparmio energetico.
Un bell’esempio di come una buona progettazione degli spazi in cui si muove un individuo possa favorire un miglioramento di ogni aspetto della qualità sua della vita.

Post tratto da: http://www.architetturaecosostenibile.it/

Casa a Sangenjaya










































Luogo: Tokyo, Giappone

Architetto: Naya Architects, Manaba+Arata

Anno di realizzazione: 2003-2004

La casa di notte è bellissima da ammirare, vista dalla strada infatti essa appare come un cuboscuro che fluttua, grazie al piano terra completamente vetrato. Tutte le superfici vetrate del piano terra e le finestre continue, ritagliate nel volume scuro del volume sembrano dei riflettori.
Si illuminano anche i serramenti metallici della terrazza sul tetto.
Il prospetto che si affaccia sulla casa è molto chiuso ed è costruito da un porticato sorretto da alcuni pilastri inclinati, metre il resto del piano terra vetrato.
la facciata del primo piano e del secondo piano e chiusa, ritagliata orizzontalemente da una finestra che, al primo piano, si interrompe prima di arrivare all'angolo opposto, mentre al piano superiore percorre tutta la sua lunghezza.
L'utilizzo del vetro per le grandi superfici senza alcun tipo di serramento è predominante , anche in angolo dove la finestra gira; alcune finestre a ribalta consentono la ventilazione naturale.
L'interno ha l'aspetto di un capannone industriale, poichè i solai dei piani sono in lamiera a vista, come è stata vista la struttura metallica della casa. Viene utilizzato un design industriale con le scale in lamiera stirata e maglie verticale.
La proposta architettonica spicca per radicalità e modernità. Gli interni si distinguono per l'assenza di una divisione rigida degli spazi e per una grande fluidità spaziale nella quale i mobili sono collocati in maniera strategica, per differenziaare gli ambienti della casa, della struttura abitativa.